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La PDM e l'Università di Padova - Scienze motorie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“È vivere il mestiere che vorrei insegnare”

(J.J. Rousseau)

 

Capita di organizzare un incontro accompagnati da molte speranze. Capita di ritrovarcisi dentro e di vivere un’esperienza appagante, fatta di iniziali sorrisi imbarazzati e sonore risate di liberata felicità, densa di un sentimento di autentica vicinanza l’un l’altro, dove la differenza non è omologata ma ri-conosciuta e valorizzata.

Sabato 11 dicembre, la PDM ha ospitato presso la Palestra di Sant’Antonino i 17 studenti frequentanti l’Insegnamento di Pedagogia Speciale e dell’Integrazione, del Corso di Laurea di Scienze Motorie (Università di Padova). L’incontro aveva l’obiettivo di avvicinare concretamente gli studenti al mondo dello sport praticato da atleti con disabilità, dando loro modo di svolgere un allenamento con i ragazzi della PDM e permettendo uno scambio di esperienze con chi, gli atleti appunto, vive quotidianamente l’handicap.

Nella prima parte della mattinata il team della PDM, ispirato dal carisma di Gazi, ha coinvolto in una serie di giocosi esercizi in biga gli studenti, invitati e sfidati nel far “mulinare” le ruote della carrozzina, nel palleggiare, passare, tirare a canestro…per scoprire che, perdendo il controllo della situazione, si finiva un attimo dopo per conquistarlo.

L’ultima mezz’ora sul campo è stata contraddistinta da una partita “mai vista prima”, tra due squadre di una decina di giocatori ciascuna, con i partecipanti che disegnavano traiettorie dentro e…fuori dal campo, in una lotta all’ultimo canestro e all’ennesima risata.

Il momento “agonistico” ha successivamente lasciato il posto ad una chiacchierata imperniata sulle  testimonianze dei ragazzi della PDM: il trauma iniziale, la reazione alla disabilità e ad un corpo cambiato; la rabbia e la frustrazione che piano piano lasciano il posto al desiderio di ripartire, di continuare a vivere nonostante la disabilità o, paradossalmente, grazie alla disabilità che ha fatto scoprire risorse personali di cui si era poco consapevoli (determinazione, spirito di sacrificio, solidarietà…) e ha setacciato le relazioni, aiutando a far emergere le amicizie affidabili e i legami familiari solidi. Le autobiografie degli atleti sono state accompagnate dal silenzio degli studenti, un “non saper cosa dire” figlio di un pudore interiore, ammaliato da ciò che stava sentendo.

Scrive Pontiggia: “Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla. La normalità non esiste. Non è negando le differenze che si afferma la normalità, ma modificando l’immagine della norma.” Parole che contribuiscono a dare voce ad uno dei tanti significati attribuibili a quest’esperienza, nella quale i partecipanti si sono mescolati senza confondersi, dove hanno messo in gioco se stessi a partire dalla propria originalità, vivendo e facendo vivere quella commozione che fa brillare gli occhi.