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Cammino di Santiago

 

2008 giugno - Luca al Camino di Santiago

Il Cammino di Santiago de Compostela è percorso fin dal medioevo, dai pellegrini che intendono recarsi sulla tomba di San Giacomo apostolo: nel 1993 è stato dichiarato dall’UNESCO, patrimonio culturale dell’umanità.

In attesa di un dettegliato resoconto da parte del protagonista dell'impresa, riportiamo gli articoli che la stampa spagnola ha dedicato al nostro

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E finalmente arrivò il racconto del protagonista dell'avventura! Vista però la riluttanza a commentare la "follia" gli abbiamo dovuto estorcere il racconto...
e la bella fotogallery

Perché hai deciso di intraprendere il pellegrinaggio a  Santiago de Compostela?
In realtà il motivo che mi spinse inizialmente fu di tipo naturalistico . Circa 5 anni fa vidi alcuni scorci del Cammino durante un viaggio nei Paesi Baschi e mi innamorai subito dei paesaggi e del verde di quelle terre. Mi incuriosirono molto anche i pellegrini: gente da ogni parte del mondo, disposta a fare anche viaggi intercontinentali, per camminare un migliaio di chilometri in circa un mese, sicuramente con pochissimi agi e molta fatica.
Tra il 2005 e 2006, con degli amici, iniziai a concretizzare la partenza nel lontano 2008.
Devo dire che in questi due anni e mezzo quello che doveva essere un particolare viaggio in mezzo la natura, ha preso anche la connotazione del pellegrinaggio.
Con chi sei andato?
Sono partito da casa da solo. In Spagna ho un amico a Zaragoza che, sebbene non abbia fatto il cammino con me, è stato il mio riferimento per tutto il viaggio. Lungo il Cammino poi ho incontravo molti pellegrini che mi davano un mano. Decisamente non sono stato solo.
Qual è stato il tuo programma di viaggio?
Non avevo un preciso programma di viaggio. Inizialmente seguivo una “Guida del Cammino di Santiago in bicicletta” ma ovviamente non tutti i percorsi descritti erano accessibili alla mia bicicletta, soprattutto per i tratti in cui la mia guida consigliava di scendere da bici e spingere a mano. Quindi bene o male memorizzavo le città che dovevo toccare e un po’ chiedendo alla gente, un po’ seguendo la freccia gialla (che dai Pirenei Francesi, fino a Finisterra segnala il Cammino ai pellegrini), un po’ guardando guida e carte stradali arrivavo a destinazione. Ovviamente qualche strada sbagliata capita a tutti.
Percorrevo mediamente 45/50 km al giorno. Praticamente correvo finchè non ero stanco: per fortuna il Cammino Francese (esistono molti Cammini per arrivare a Santiago de Compostela) è il più frequentato e gli Albergue (ostelli per pellegrini) non mancano.
La tua giornata tipo?
Purtroppo i pellegrini si alzano presto, verso le 5/6 di mattina e la sera le luci si spengono verso le 10. Dopo un prima colazione volante, che, seppur frugale, aiuta a mettere in moto l’organismo, pedalavo fino alle 15/17, con qualche sosta intermedia. Trovato l’ostello e sistemati bagagli e bicicletta, c’era da lavare la roba per l’indomani. Dopo aver visitato un po’ il luogo in cui mi trovavo andavo a cercare. Si poteva cenare in ristoranti con menù economico per pellegrini oppure, se l’ostello aveva la cucina, cucinarsi qualcosa da soli. Ovviamente, quando ci si trovava tra italiani la pastasciutta  era d’obbligo. Due chiacchiere prima di andare a letto e fine della giornata.
E' stato difficile il tragitto con l’hand bike?
Non nego che da casa me lo aspettavo più semplice, ma nulla d’irrealizzabile. Normalmente le biciclette come la mia non sono fatte per portare bagagli, io sono stato fortunato a trovare chi mi ha aiutato a costruire i portapacchi e distribuire bene i pesi davanti e dietro.Ho avuto parecchi problemi con le forature ma ero organizzato anche per quelle.
Cosa ti aspettavi dal Cammino?
Sono partito sperando di ritrovare i luoghi che mi avevano tanto colpito anni prima. Non molto altro, avevo solo voglia di mettermi in viaggio, senza altre  aspettative.
Cosa hai trovato?
Per fortuna l’acqua non è mai mancata: ho trovato più pioggia di quanta ne volessi, ma a volte faceva anche piacere essere rinfrescati da qualche goccia.
Ho trovato tempi e spazi che avevo sentito raccontare da mie nonni: a cui non siamo più abituati con la vita frenetica a cui siamo sottoposti.
E c’era molta gente in gamba con cui fare due chiacchiere la sera, in ostello. Non sempre ci si intendeva perfettamente con la lingua, ma due parole in inglese e il desiderio calmo di ascoltarsi, risolvevano i problemi di comunicabilità. 
Hai incontrato persone che ti hanno interessato?
Quasi tutte le persone che ho incontrato mi hanno interessato molto.
La più stravagante?
Mah! C’era un signore di mezz’età che arrivava direttamente dall’Olanda, a piedi, attaccato ad un carrellino fatto da lui, simile a quello dei gelatai ambulanti di una volta: quando lo guardavi ti strappava un sorriso.

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